La leggenda del Casatiello in Italiano

La prima tappa fu il Santo Sepolcro. “Forse il ragazzo ha pigliato sonno….”  Ma il sepolcro era vuoto. Si  fermò un istante ad annusare l’aria. E con quel naso fine ‘e Pateterno, riuscì a cogliere  una lieve traccia olfattiva. Nella sua onniscienza, seppe che era quella giusta, e che doveva seguirla. Così fece. Lasciò Gerusalemme,  e si levò sul Mar  Mediterraneo, sul quale galleggiava lo Stivale (“Bello…..l’ho fatto io?”), e cominciò a risalirlo. Quando il profumo gli sembrò abbastanza forte, scese in picchiata, atterrando morbidamente. Dov’era? A Napoli. Chi lo sa perché, si sentì subito  meglio. La preoccupazione per il ritardo del Figlio, e la rabbia per essersi rovinato la prima Pasqua della sua vita, cominciavano pian piano a svanire. “Ma è veramente  bella, questa città. Ci mancavo dal secolo passato, ma ha proprio molto, molto migliorato” disse fra sé. L’odore: l’odore  adesso era bello forte. Grasso e delicato, imperioso ma sottile.

Va’ avanti tu, che ti vengo dietro. Un po’ alla volta le strade diventavano più strette e più buie, e in quell’intrico di vicoli chiunque avrebbe potuto perdersi. Ma non Lui. Per tre motivi: Lui non era chiunque; se quello era il centro storico, Lui era il Centro, plurimillenario per giunta; e poi  era guidato dall’odore, che ormai aveva battezzato Profumo (dare un Nome alle Cose gli era sempre piaciuto). Il profumo e l’olfatto lo condussero infine davanti a  una finestra bassa, fortemente illuminata. Dall’interno provenivano scoppi di risa, grida, battimani; se era una festa, era ben riuscita. Alzandosi in punta di piedi (o forse lievitando un po’: su questo punto gli studiosi non sono d’accordo), Dio guardò dentro la stanza.

“Gesù!”, esclamò. Nel senso della meraviglia, e nel senso proprio, cioè Suo: davanti a Lui c’era infatti il Suo Figliolo. Seduto a capotavola, Gesù pareva perfettamente a suo agio. (“Quanto te sì fatto bello, a papà….E questi mò chi sono? Apostoli, mi  sembra di no. Non  è l’ebraico, la lingua che parlano: questa qua è molto più musicale, più allegra….Quelli poi mangiano male. Solo pane senza lievito. Quando a tavola c’è un po’ di  pesce, è un miracolo. Qua invece ci sta ogni bene Mio!”)

Gli occhi divini passarono da una pietanza all’altra, dai resti del capretto alla   pastiera, fino a che lo sguardo non arrivò al Primo Motore: alla Fonte di quel magico odore che lo aveva amorevolmente condotto fin là.

Era una specie di ciambellone alto, di un colore tra l’ambra e l’oro: rotondo, e con un buco in mezzo. La compattezza delle pareti presentava un largo squarcio, che ne lasciava intravedere l’impasto, di un giallo più chiaro, da cui occhieggiavano piccoli e profumatissimi ciccioli di maiale.

Incastonate nel ciambellone  come pietre preziose, alcune uova, intere e profumate.Alla ciambella mancavano ormai parecchie  fette. La  più grossa,  in via di progressivo e rapido assottigliamento, si trovava nel piatto di Gesù.In quel momento Gesù vide il Volto del Padre dietro i vetri,  e gli fece  un grande sorriso. “Trasite signò, pigliatevi un bicchiere di vino” fecero i napoletani,  correndo ad aprirgli la porta.

“Dunque mi avete riconosciuto”, fece il Padreterno, che di infinito aveva tutto: anche la vanità, mettendosi in posa.

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