La leggenda del Casatiello in Italiano

“No papà: hanno detto signore con l’esse minuscola, e di-vino: due  parole” gli spiegò Gesù, mentre lo abbracciava commosso.

“Certo,  avevo capito. Ma veniamo a noi, Figlio…..di mappina! (Quando ci vuole ci vuole). Tutti quanti noi ti stiamo aspettando da stamattina, e tu invece di venirtene a casa, te ne stai qua beato, a mangiare con gli amici?”  “Scusami, papà. Hai ragione. Vedi, io volevo venire…..ma mi hanno invitato a pranzo. Dice che mi volevano ringraziare……

“Per esserti sacrificato per loro”.“Nossignore- intervenne uno dei commensali. – Cioè sì, pe’ chesto  nunn’abbasta a ringrazià. Noi però volevamo ringraziare il Figlio Vostro, qui presente, no pecchè è morto; perché è nato. E con la sua nascita (vi ricordate?, ‘o fatto d’a grotta, il bue e l’asinello), ci ha fatto venire l’idea del presepe.

A noi il presepe ci ha fatto un sacco di bene: ‘ a piccerille, da bambine,  ci piaceva assai: e pure da grossi, pe’ c’intendere, ora che ci aviamo fatti  grandi: proprio qua dietro, a San Gregorio Armeno, i presepi li fabbrichiamo, e ce li vendiamo. E accussì putimmo campà.”

“’E capito mò, papà? Per questa gente io sono il numero 1 (il numero 10 è arrivato più tardi, sul presepe ci sta pure lui). Così mi hanno invitato qua  a mangiare”.“Ma tu, che la parlantina non ti manca, non gli potevi dire “In verità, in verità vi dico: non posso accettare, in Paradiso sono più di trent’anni che mio Padre mi aspetta?” “E’ quello che volevo fare, mi devi credere. Appena sveglio (insomma, appena risorto) ho guardato la posta, e ho trovato il loro invito. Avevo già scritto un cortese biglietto in cui dicevo che mi era impossibile,  avevo pure chiamato l’angiolillo per farglielo recapitare a volo a volo, quando ho sentito un profumo, ma un profumo….Tu ne dovresti sapere  qualcosa”.

Dio capì subito. Furbi, questi napoletani: avevano giocato la loro ciambella al momento giusto…

“Che ti posso dire, papà. Aggio resistito a Satana, ma al casatiello – m’hanno detto che si chiama così – non ce l’ho fatta……sarà pure che stavo digiuno da venerdì”.“Visto che hai toccato l’argomento – fece il Padreterno, fingendo disinteresse – ne potrei avere una fetta pure io? Tanto per rendermi conto.”“Signò, favorite”, dissero in coro i napoletani. Questa volta l’Esse era maiuscola, o almeno così gli sembrò. Avrebbe voluto dire grazie, ma aveva già la bocca piena di casatiello. Era vero: il sapore uguagliava il profumo, e forse lo superava. Per un (bel) po’, in quella modesta casa di via S. Biagio dei Librai non si udì altro che il sommesso lavorìo delle Divine mandibole. Pulendosi la bocca dalle ultime briciole, il Padreterno non riuscì a nascondere la propria soddisfazione. Il buonAmore  gli era tornato.

“A proposito di casa/tiello, Figlio mio bello: non ti pare che sia giunto  il momento di tornarcene a casa? Senza di noi, il Paradiso non si può fare.  Quanto a voi, cari amici…- fece, rivolgendosi ai commensali –  vi posso chiedere una cortesia? Ma no, lasciamo perdere.”

“Dite, dite pure. Voi site ‘o Padrone” “Ecco….questo poco di casatiello  che è avanzato, non è che me lo potreste incartare? Lo vorrei portare sopra, ai ragazzi: non mi avete appena detto che il casatiello è p’e Sante? In realtà avevano detto che era pesante,difficile cioè da digerire…

A questa divina battuta i napoletani finsero di scompisciarsi dalle risate. “Come?- proseguì il Signore – Dite che non basterà per tutti? Nessun problema: a questo ci pensa lui”, e accennò a Gesù.   

“E mò jammuncenne, guagliò. Buona Pasqua a tutti!”

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